Credo i debba essere grati al Tirrenoper aver ospitato l'intervento del prof. Alberto Vannucci, dal qualeè venuto un importante contributo a meglio valutare la questioneportata all'evidenza della cronaca dalla recente spettacolaremanifestazione dei concessionari dei bagni, contrari, per motivazionicomprensibili e legittime e a difesa dei loro interessi, ad attuarenel nostro Paese i dispositivi europei che prevedono l'obbligo diasta pubblica. Non si è fatta attendere le replica degliinteressati, e il Tirreno ha ospitato l'articolo del PresidenteNazionale della FIAB. Purtroppo il tono della replica, civile eragionevole, è andato peggiorando, passando prima per oscuririferimenti alla stagione del terrorismo e poi introducendo unelemento di personalizzazione che a mio parere dovrebbe essere sempreevitato.
Devo dire che le “difese” messe incampo nei ragionamenti di Lardinelli appaiono molto deboli. Osservareche l'economia balneare è una novità “inventata” daiconcessionari, e che le singole imprese sono il prodotto di apportiindividuali di persone che si sono dedicate con passione eintelligenza a valorizzare un bene pubblico destinato a servizidipubblica utilità, corrisponde sicuramente a verità. Ne diamo attotutti e volentieri. Nella nostra Città è accaduto così, peresempio, anche all'Ospedale. Ci sono cliniche, ci sono intericomparti di competenze terapeutiche che sono state ideate, costruitee sviluppate da medici di grande intelligenza e con grandi capacitàmanageriali. In nessun caso, però, queste attività sono statetrasmesse ai figli, o rivendute. Magari qualcuno ci ha provato, lal'idea che un bene pubblico possa essere acquisito e privatizzato permeriti imprenditoriali non attraversa il cervello di nessuno. Lecoste, gli arenili, sono di proprietà pubbica; le concessioni, nellanostra zona, hanno lo scopo di favorire (così dicono gli strumentigiuridici che le regolano) la erogazione di servizi alla baneazione.
Nei piani di gestione del parco, se nonricordo male, i bagni sono denominati proprio “unità di supportoalla balneazione”. Ristoranti, discoteche, happy hours permanenti,magari lato strada (e non lato mare) , sono tutte attività frutto diiniziativa imprenditoriale e propongono di fatto innovazionisostanziali del rapporto concessorio. L'opinione pubblica piùindignata è forse in qualche modo influenzata dalla constatazioneche alla velocità dell'inventiva imprenditoriale non ha corrispostola tempestività nell'adeguamento dei canoni, che restanoscandalosamente bassi.
Il fatto veramente nuovo, però, è la modifica della regolamentazione, che ha cambiato le aspettative deiconcessionari, impattando profondamente con le prassi, con leabitudini, spesso distorte, che si erano consolidate. L'obbligo,imposto dalla Unione Europea e recepito da questo governo, di passaread una regolazione rispettosa dei principi di concorrenza eimparzialità, e dunque di fare gare pubbliche a partire dal 2015,viene a creare una situazione nuova e provoca una serie di problemi.Problemi reali, dei quali si dovrebbe discutere, e non le cavolatecome quelle che si dicono per farsi forza con la diffusa diffidenzaverso lo straniero. Non sarà la calata degli stranieri il problemavero; del resto, come dimostra quello che sta accadendo in Versilia,oggi se arrivassero stranieri veramente interessati a comprareconcessioni, tirando fuori bigliettoni maledetti e subito, potrebberoimpadronirsi di tutta la costa. Se non accade è anche perchè c'èil timore del 2015 e delle gare. Un problema vero sarà invece quellodi come assicurare il proseguimento del percorso di riqualificazioneche si è faticosamente avviato in questi anni, garantendo ilrispetto degli impegni ad investire che molti (non moltissimi)imprenditori si sono assunti. Un problema sarà quello di organizzareprocedure concorsuali che sappiano valorizzare le competenzeprofessionali, evitando una mera applicazione del principio delmassimo introito. Un problema ancora di come remunerare, in una formaed in quantità non punitiva, gli investimenti già effettuati neicasi in cui le gare individueranno concessionari nuovi.
Noi cittadini, che in questi giornisiamo chiamati a sforzi e sacrifici come mai era successo prima,sappiamo che questi problemi ci sono; fino a qualche giorno fafacevamo affidamento sulla serietà e sull'equilbrio delle pubblicheautorità, alle quali compete di trovare soluzioni che bilancinocorrettamente tutti gli interessi che sono in gioco.
Dopo che abbiamo visto moltiamministratori tuffarsi con quelli che protestano e chiedono unaderoga, non possiamo che essere turbati. Abbiamo l'impressione cheanziché un lavoro di governo volto a tenere conto degli interessi ditutti, prevalgano come al solito valutazioni di ordine strettamenteelettorale. Non ci possiamo più fidare? Come minimo dobbiamochiedere di discutere di più e meglio tutta la questione.